London Fashion Week: quando la performance supera la moda?

Londra resta la capitale della moda più creativa e sperimentale e su questo non ci sono dubbi. Ma quando la performance diventa più importante della collezione stessa è un bene o un male? Ovviamente è sempre tutto relativo, perché la fashion week britannica ha saputo regalarci sia show convincenti che altri fin troppo irrealistici e ben poco radicati al punto da risultare credibili come collezioni per i clienti.

Ci ha senza dubbio convinto Erdem, che nella maestosa ala Duveen della Tate Britain ha saputo regalarci una visione coerente con il suo DNA, cultura e bellezza, oltre a un innegabile know how. Una visione ventennale che si è ben dispiegata nella collezione “Imaginary Conversation”, che non è stata solo un espediente poetico ma una dichiarazione di metodo. In un momento storico in cui il cambiamento e la caccia alle tendenze diventano quasi un obbligo per la maggioranza dei designer, Erdem promuove una dichiarazione di fedeltà a se stesso, una fedeltà che non è mai noiosa ma è supportata da padronanza tecnica e da un senso d’appartenenza che diventa dunque punto di forza. Romanticismo e rigore, jacquard floreali che rifuggono il semplice decorativismo ma traducono un’esperienza stilistica che profuma di aristocratica sartorialità, senza punte di nostalgia. E se in front row l’establishment britannico l’ha fatta da protagonista – Helen Mirren, Glenn Close e Keira Knightley solo per citarne alcune – l’heritage inglese è stato rafforzato ulteriormente dalla partnership con Barbour, ⁠simbolo dell’outerwear che unisce tradizione rurale e funzionalità urbana.

Collaborazione anche per un altro marchio simbolo della London Fashion Week, Simone Rocha, che ha abbandonato le iconiche Crocs con perline per inaugurare un nuovo corso insieme ad Adidas Originals. Il risultato è ovviamente stato all’insegna del gusto tipico del marchio, inframmezzato da incursioni sportswear: classiche track jacket a gonne di tulle e maniche a sbuffo, shorts sporty trasformati in hot pants di seta e ruches rosa baby aggiunti alle maglie a maniche lunghe con le tre strisce del celebre marchio sportivo. Una proposta che è perfettamente in linea con Rocha ma che tutto sommato abbiamo già trovato in altre collezioni precedenti.

“Fluid Bridal” è il nome della collezione presentata da Harris Reed, designer che è anche alla direzione creativa di Nina Ricci. Una serie di proposte serali e dedicate alla sposa che, a dirla tutta, non è che ci facciano proprio impazzire. Tra silhouette enfatizzate e mix and matches di stampe e colori, un tripudio di texture e design scultorei che ci riportano alla mente gli eccessi di Schiaparelli, senza esserlo. Ne avevamo bisogno? Non credo. “Carica del 101” per Fiorucci che, in questa stagione, ha abbandonato la scena milanese per presentare a Londra, con la sua collezione “MEMORIE”, in cui capi a stampa dalmata sono stati presentati intorno a una tavola da biliardo. Tra maschere surrealiste e accenni di rosso, il brand italiano ha portato in scena antichi retaggi del suo archivio in una chiave che voleva essere innovativa e che invece ci lascia abbastanza indifferenti.

Nostalgia e album di famiglia anche per Natasha Zinko, che ha portato in passerella il granny chic costellato da cappotti in visone della nonna, plaid reinterpretato e upcycling a più non posso, il tutto mixato a capi street come tute in acetato e maglie da basket. Un occhio di riguardo va senza dubbio riservato al tenero barboncino portato in passerella. Contraltare perfetto dell’ormai nota Dilara Findikoglu, il brand Dreaming Eli porta in scena la sua schiera di cortigiane sfrontate, tra pizzi e corsetti. Tutto molto bello, per un immaginario di femminilità che ormai è entrato di default nel repertorio della moda britannica. Nulla di nuovo? Ovviamente no, nonostante il risultato continui a piacerci e anche molto.

Sartorialità rivisitata e preppy sperimentale per Toga, che invece si rivela uno dei brand più interessanti di questa stagione londinese. Sotto la direzione della designer Yasuko Furuta, il brand ha esplorato i tessuti e come questi sappiano rispondere alle esigenze del corpo, allungandosi, contorcendosi e celebrando l’equilibrio tra rigidità strutturale e versatilità.

[📷 Instagram: simonerocha_] 

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