La storia della maison Buccellati affonda le radici nell’Italia del primo Novecento. La maison, fondata a Milano nel 1919 da Mario Buccellati, è simbolo di alta oreficeria italiana e di un’eleganza senza tempo. Fin dalle origini si distingue per uno stile unico, ispirato all’arte rinascimentale e ai tessuti preziosi, ottenuto attraverso raffinate tecniche artigianali tramandate di generazione in generazione. Nel corso del Novecento la maison si afferma a livello internazionale, aprendo boutique nelle principali capitali del lusso, e ancora oggi è un fiore all’occhiello dell’alta gioielleria italiana.
Sulla pagina di Google Arts and Culture dedicata alla maison Buccellati si può scoprire da poco una parte degli archivi storici del brand, digitalizzati e disponibili alla consultazione. Qui si possono trovare carteggi, registri di vendita della prima boutique milanese del 1919, cataloghi, vecchie campagne pubblicitarie, disegni e gioielli della collezione storica.
Tra i reperti che ho trovato più interessanti c’è uno scambio epistolare tra Mario Buccellati e Gabriele d’Annunzio. I due intrattennero una lunga e profonda amicizia, come testimoniano almeno un centinaio di lettere nelle quali il poeta commissionava la realizzazione di gioielli e accessori unici da donare ad amici, compagni d’armi e muse ispiratrici. L’incontro tra il celebre orafo e lo scrittore di racconti inimitabili fu un vero incontro tra spiriti affini, fin dal momento in cui il poeta effettuò il suo primo acquisto importante. Da allora arrivarono le richieste più disparate: perle adatte a questa o a quella carnagione, portasigarette per buoni amici, gioielli per nobili in visita, e così via. Come ho letto in un piccolo catalogo al Vittoriale di Gardone Riviera, nella scelta dei colori per le opere affidate a Buccellati d’Annunzio prediligeva sempre il rosso e il blu (i colori del Principe del Montenegro, titolo che gli fu conferito da Vittorio Emanuele III), anche in considerazione della vasta collezione che possedeva personalmente, come l’indimenticabile calamaio con la tartaruga in pietra, tuttora conservato al Vittoriale. Proprio al Vittoriale, nella Stanza delle Reliquie, si trova il motto: “5 dita, 5 peccati” (d’Annunzio non considerava peccaminosi la lussuria e l’avidità), un detto che risuona anche nel numero di gioielli commissionati a Buccellati di cui si ha riscontro concreto.

Tra i carteggi che compaiono online, spicca la commissione di una lunga collana. Scriveva il poeta in una lettera del 1931 all’amico orafo: “Ho bisogno di una collana … deve cingere il collo e scendere in mezzo al petto …”. Seppure non si possa esserne certi, innumerevoli disegni di Mario Buccellati che si susseguono a questa lettera mostrano una collana simile a quella donata alla pianista Luisa Baccara, che svolse un ruolo particolare nella vita di d’Annunzio. La dama del Vittoriale fu una delle sue amanti più fedeli e discrete, capace di sopportare l’invidia e la gelosia derivanti dal fatto di essere una delle poche donne ad aver convissuto con d’Annunzio e di aver portato con sé nella tomba il segreto della Caduta dell’Arcangelo: la celebre caduta del poeta da una delle finestre del Vittoriale, presumibilmente causata da lei o dalla sorella Jolanda, che pare avesse respinto le sue avances. Baccara e il poeta si conobbero all’epoca dell’impresa di Fiume e una delle tante leggende legate alla loro relazione racconta che lei fosse una spia al servizio del fascismo, incaricata di tenere sotto controllo il temuto intelletto del poeta. La loro devozione reciproca è però innegabile ed è confermata dalle oltre duemila lettere che si scambiarono.

Non è un caso che oggi, sul sito Buccellati, compaia una sezione dedicata alle collane ombelicali: creazioni che riprendono gli stilemi e il gusto delle collane disegnate negli anni Venti e Trenta da Mario Buccellati per d’Annunzio. Lunghe, raffinate, caratterizzate da sofisticate combinazioni cromatiche, terminano con un pendente che scende fino all’ombelico. Un dettaglio sensuale e simbolico che dimostra come, a distanza di un secolo, l’eredità creativa di quell’incontro tra poesia e oreficeria continui ancora oggi a ispirare la maison.
[📷 buccellati.com]