Fascino orientale: dalla Couture allo street style, l’Europa continua a guardare all’Oriente

Tra giacche mandarin, kimono e suggestioni ornamentali viste nella couture, la moda occidentale continua a guardare a Oriente, in particolare alla Cina, dove il mercato del fashion business è in costante espansione. Nei mesi scorsi abbiamo parlato di un crescente rapporto commerciale tra oriente e occidente, con colossi orientali che investono in direttori creativi europei per rilanciare il proprio mercato e portare un tocco di occidente ai loro clienti (abbiamo scritto per esempio di Francesco Risso, di recente nominato direttore creativo di Gu, o di Kim Jones, ormai da più di un anno da Bosideng). Ma ben oltre i rapporti e le tattiche commerciali, la moda occidentale guarda da sempre alla Cina o al Giappone in particolare per trarre ispirazioni stilistiche ed estetiche: dalle passerelle a ciò che le precede – cultura, storia e identità- di stagione in stagione, il lusso occidentale consolida i propri legami con l’Oriente, solleticando l’immaginario collettivo e il potere d’acquisto di una clientela sempre più influente.

Basta pensare a Giorgio Armani, che da sempre ha reso esplicito l’oriente come fonte primaria d’ispirazione, dalle collezioni di prêt-à-porter fino all’alta moda. Emblematica l’estiva Armani Privé del 2015, dove il bambù diventa fil rouge dell’intera collezione, stagliandosi su abiti e giacche. Protagonisti tessuti impalpabili come gazar e seta, accanto a paillettes che si arrampicano su abiti e stole. L’Oriente di Armani è fatto di cinture obi, tailleur bianchi purissimi attraversati da tocchi di nero, in un equilibrio simbolico tra yin e yang, tra giorno e notte, elementi ricorrenti in diverse sue collezioni: un invito a un’eleganza raffinata, atemporale, dove proporzioni, tessuti, colori e silhouette dialogano costantemente con l’estetica orientale.

Un evergreen delle collezioni europee resta il celebre collo alla coreana, divenuto nel tempo un vero e proprio trademark estetico, soprattutto per Giorgio Armani. La sua origine affonda nella Cina imperiale (1644-1912), dove il colletto alto era simbolo dello status dei burocrati mandarini. Successivamente adottato dai commercianti europei e diffuso in Occidente attraverso le uniformi militari, oggi lo scollo alla coreana è sinonimo di eleganza unisex, presente in giacche e camicie di brand sartoriali di tutto il mondo.

Nei primi anni Duemila, il mini dress qipao – noto anche come cheongsam – con il suo iconico colletto alla coreana, i bottoni diagonali sul petto e i delicati ricami floreali ispirati all’obi, era ovunque: ripreso parzialmente da brand come Dolce e Gabbana o Prada, realizzato in seta per le più esigenti o in viscosa per un pubblico più ampio, questo capo è scomparso e poi tornato ciclicamente di moda, confermando la natura ricorrente delle influenze orientali nel guardaroba occidentale. Anche il Gucci di Alessandro Michele, ad esempio, optò in diverse occasioni per stampe floreali turchesi, dragoni ricamati su giacche e capispalla, grafismi bianchi e accenti rossi su handbag e calzature, conferendo loro un’allure dichiaratamente orientale.

Nelle sfilate delle ultime settimane, dalla fashion week uomo fino alla Haute Couture parigina, i riferimenti all’Oriente sono stati innumerevoli. Dior, in particolare, ha ripreso forme e cromie ispirate all’estetica orientale, dalla delicatezza di petali e bozzoli fino a costruzioni sartoriali leggere e poetiche. Ovviamente orientali per DNA, Issey Miyake e Comme des Garçons continuano a fondare le proprie collezioni su una tecnica chiave della cultura asiatica: la decostruzione. I capi vengono plasmati sul corpo in forme atipiche per l’Occidente, non per enfatizzarne le curve, ma per ricontestualizzarle e ridefinirle.

Infine, la mandarin jacket rappresenta forse l’esempio più “quotidiano” di questo filone. Oggi la troviamo nei look street di tutte le città e nelle interpretazioni più disparate: dai modelli in seta o lino, minimal ed eleganti firmati da brand come Dries Van Noten, fino alle versioni più sporty reinterpretate da Adidas, la giacca è una prova evidente di come il codice estetico orientale sia ormai parte integrante dell’immaginario pop occidentale e venga indossato, senza più barriere culturali, nella vita di tutti i giorni.


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