Personalmente non mi ricordavo dell’esistenza di 7 for all mankind dal 2008, anzi forse anche prima, quando era considerato il brand di jeans delle “cool girls” che contano. Poi, una lenta discesa verso l’oblio e la destinazione tra gli scaffali di qualche outlet e centro commerciale. Solo qualche mese fa, la nomina di Nicola Brognano come nuovo direttore creativo, ha riacceso, almeno per il momento, i riflettori sul marchio americano.
Il designer italiano è noto per aver riportato in auge, qualche anno fa, un altro brand iconico ma dimenticato del Made in Italy, Blumarine. E per certi versi, le prime stagioni sono riuscite nell’intento sperato: il brand di culto degli anni ’90 fondato da Anna Molinari, celebre per la sua femminilità romantica e giocosa, era tornato definitivamente in auge, nuovamente desiderabile da parte delle fashion victims di tutto il mondo. Complice lo styling di Lotta Volkova, il Blumarine di Brognano aveva cavalcato l’onda della nostalgia del periodo Y2K, con collezioni sexy, glamour e con accessori di culto. Poi, l’addio alla maison che, sgonfiato l’hype dei primi anni di comeback, è tornato nuovamente ad annaspare in una condizione di incertezza, nonostante la nuova direzione creativa di David Koma.
Brognano, dopo qualche stagione di silenzio, è stato invece chiamato alla corte newyorkese di 7 for all mankind, la cui sfilata di debutto è avvenuta due giorni fa in occasione della New York Fashion Week. E, lo stilista italiano, non si è smentito nemmeno questa volta, nel bene e nel male: uno show nostalgico e ispirato allo stile da “Downtown girl” degli anni 2000. Bene, perché sicuramente si tratta di una sfilata che ha fatto parlare di sé, ricondivisa e letteralmente confezionata ad arte per i social media; male perché, ancora una volta, potrebbe trattarsi di una mossa destinata a sgonfiarsi rapidamente, soprattutto se non supportata da capi stilisticamente pensati.
Dalla camminata delle modelle ai look, lo show ci ha di fatto riportato in mente un immaginario ben preciso: un mix tra Jenny Humprey e Serena Van der Woodsen di Gossip Girl, le gemelle Olsen prima dell’era The Row, i party look di Mischa Barton e gli after party di Kate Moss ai tempi della sua relazione con Pete Doherty. O potremmo dire, lo stile di ogni modella degli anni 2000: outfit layering, maxi bag, aria messy, smoky eyes, e tutto quel mood che qualunque ragazza che è stata adolescente tra il 2005 e il 2010 si ricorda perfettamente. È ovvio che il pubblico presente in front row, compresa la Downtown girl per eccellenza Chloë Sevigny, si sia lasciato trascinare dalle atmosfere della catwalk, ma la domanda che sorge spontanea è: per quanto tempo ancora dovremo sviscerare una reinterpretazione degli anni 2000 pur di risultare appetibili al grande pubblico? Ma soprattutto, quanto è concretamente destinato a durare questo rumore?
Gli anni 2000 sono stati i protagonisti delle ultime stagioni di sfilate e il loro impatto stilistico è stato davvero ripensato da ogni angolatura possibile. A un certo punto, ci siamo anche annoiati di tutto ciò. Comprendo perfettamente che si tratti un decennio smart, capace di toccare profondamente generazioni diverse, come i millennials – che in quegli anni erano adolescenti o ventenni -, ma anche la Gen Z, che negli anni 2000 è nata; tuttavia, ritengo che ci sia anche altro da dire arrivati a questo punto, andando oltre il semplice effetto “nostalgia” di un periodo storico che ricordiamo tutti. La collezione a prima vista può essere anche piacevole, ma si tratta più che altro di un lavoro di styling che di design, con capi che bene o male abbiamo tutti nell’armadio o che sono facilmente acquistabili su piattaforme come Vinted, assemblati in modo da sembrare messy-chic. Da un brand come 7 for all mankind non mi aspetto di certo un approccio couture, ma forse una sana visione fatta di qualità e capi timeless sarebbe stata la scelta migliore, il tutto ovviamente condito dall’occhio del direttore creativo che deve sicuramente fare la differenza.
Finite le ricondivisioni sui post di Instagram, cosa resterà dunque?
[📷 Instagram: 7forallmankind]