“Theatre Kids”: il futuro dello showbiz appartiene ai “secchioni”?

Sabrina Carpenter, Ariana Grande, Timothée Chalamet, ma anche l’ultimo attore feticcio di Guadagnino, Mike Faist; cos’hanno in comune questi giovani protagonisti della scena musicale e cinematografica contemporanea? Apparentemente nulla, ma se ci spingiamo un pò più a fondo possiamo comprendere che una matrice comune c’è, ed è quella teatrale. Si, Ariana Grande e Timothée Chalamet sono dei “Theatre Kids”: ma cosa significa esattamente?

Letteralmente i “Ragazzi del teatro”, quella dei Theatre Kids è una categoria di giovanissimi che è sempre esistita; probabilmente nelle scuole europee questo genere di competitività artistica è meno sentita, ma basta dare un occhio a tutta la cinematografia teen americana degli anni ’90 e 2000 (quel genere di film che abbiamo visto tutti almeno una volta nella vita) per percepire concretamente di cosa stiamo parlando. I Theatre Kids sono quelli che al liceo fanno i corsi di teatro, dei veri e propri nerd del palcoscenico e del musical, ambiziosissimi, disposti a tutto pur di essere selezionati come i protagonisti dello spettacolo di fine anno della scuola. Cantano, danzano, recitano, conoscono a memoria tutte le battute di “West Side Story”.

Nelle realtà italiane è decisamente più raro che il teatro rientri nel piano formativo scolastico in modo così preponderante, ma tipici esempi di Theatre Kids sono possibili anche qui: è la compagna del corso di danza classica che, seppur praticandola in una scuola di provincia, si allena costantemente e duramente perché un giorno vorrà fare le audizioni al teatro della Scala, e se viene messa in seconda fila invece che in prima manderà sua madre a protestare dall’insegnante perché il suo talento non è abbastanza valorizzato; è il compagno di classe che impara a memoria le battute delle tragedie di Euripide per dare sfoggio della sua verve drammatica durante le interrogazioni, o quello che fa teatro privatamente e che ci tiene talmente tanto a farlo sapere che durante l’intervallo puoi scorgerlo a leggere “Il Gabbiano” di Čechov piuttosto che a socializzare con gli altri.

La cultura popolare degli anni ‘2000 ci ha fornito innumerevoli esempi di questo genere di personalità, ma quasi sempre rappresentati con una connotazione di emarginazione. Basti pensare alla saga di High School Musical, dove il protagonista Zac Efron, classico belloccio sportivo della scuola, quando scopre di avere un talento nel musical, se ne vergogna talmente tanto da fingere a lungo una doppia vita con i suoi compagni della squadra di basket. E se il personaggio della biondissima Sharpay Evans, insieme al gemello inoffensivo, ci porta una versione glamour dell’archetipo del Theatre Kid, è con la serie tv “Glee” che si ha la rappresentazione massima del genere.

Il personaggio di Rachel, interpretato da una convincente Lea Michele, è ancora oggi uno dei più odiati del piccolo schermo; e non perché il personaggio in se fosse un villain da manuale, ma è proprio la “secchioneria”, l’estrema e quasi maniacale dedizione di Rachel verso l’arte del musical, il suo perfezionismo, e anche la spietatezza dimostrata quando qualcuno ha provato a rubarle la scena, a renderla insofferente agli spettatori. Ma anche nella serie stessa, Rachel Berry è considerata una “Loser”, ridicolizzata per il suo zelo eccessivo, seppur sia effettivamente una ragazza di talento in quello che fa.

Tuttavia, quando Glee ha debuttato per la prima volta nel 2009, la cultura pop era in una situazione molto diversa. Durante la fine degli anni Duemila e l’inizio degli anni Dieci, la musica pop esplorava il sesso in un modo che sembrava eccitante, cantanti come Lady Gaga, Kesha, Rihanna, esploravano i confini più oscuri e perversi della sessualità, decantando un certo stile di vita disordinato, tormentato, controverso. In tal senso negli ultimi anni la cultura pop ha subito un processo di “igienizzazione” potremmo dire; meno “sex, drugs and rock’n roll”, ad eccezione di cantanti come Charli XCX, che tuttavia non detengono ancora una supremazia nella cultura popolare.

Ariana Grande e Sabrina Carpenter sono entrambe due perfetti esemplari di questa ritrovata “pulizia” musicale; ci sono sicuramente dei riferimenti al sesso, ma sono sempre edulcorati e comunque trasmessi in chiave positiva. Innanzitutto ciò che accomuna le due sono performance credibili ed estremamente sofisticate; Ariana Grande ha iniziato la sua carriera a Broadway a 13 anni e sul tappeto rosso della registrazione, ha dichiarato: «Ho iniziato a fare teatro quando ero più giovane, ho sempre Sono stato un grande nerd del teatro… E molte persone in realtà non sanno che questa è, tipo, la mia anima.»

Sabrina Carpenter ha anche interpretato brevemente Regina George a Broadway ed è un’alunna della macchina Disney. Il video musicale di “Espresso”, già considerata hit numero 1 dell’estate, sembra un film Teen Beach originale di Disney Channel, diretto da Michael Bay. L’ascesa alla fama di Carpenter, e il successivo posizionamento come personaggio pubblico, comincia a dare l’impressione che sia un personaggio uscito direttamente da Grease anche se in total look Marc Jacobs.

Timothée Chalamet ha studiato fin dal liceo in una scuola d’arte e spettacolo Newyorkese, dove si è fatto notare sin da subito per le sue straordinarie doti, nel film “Wonka”, ha dato prova ulteriore del suo talento aldilà della recitazione, cimentandosi in canto e danza con risultati non solo credibili, ma acclamatissimi. L’ultimo “Guadagnino Boy”, Mike Faist, nel film Challengers, sebbene interpreti un tennista, nei suoi salti c’è qualcosa di estremamente teatrale, nella grazia con cui salta sopra la rete, ma soprattutto nell’espressività del volto, tanto da farlo sembrare più simile ad un ballerino che a uno sportivo.

Insomma il futuro è dei secchioni? Si è detto da tempo di come la GenZ si dimostri molto meno interessata al sesso e all’esplorazione del “lato oscuro” rispetto ai propri predecessori Millennials, anche se poi la cronaca è sempre pronta a smentire determinati cliché generazionali. E sempre per la stessa teoria, anche un Theatre Kid può essere sexy, e forse lo è sempre stato anche se in passato non ce ne siamo accorti.

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