Salma Hayek: 60 anni di curiosità, tra cinema, arte e impegno sociale

Compie oggi 60 anni una delle donne più magnetiche del nostro tempo: Salma Hayek. La sua si può decisamente definire come una vita costellata di successi, tanto dal punto di vista professionale quanto da quello personale. Ma fermarsi al successo, alla bellezza, alla fama internazionale o al matrimonio con uno degli uomini più potenti del mondo sarebbe riduttivo. Perché la storia di Salma Hayek è anche quella di una donna che, nel corso degli anni, ha cercato di costruirsi uno spazio proprio, davanti e dietro la macchina da presa, nel cinema come nella televisione, nell’arte come nell’impegno sociale, e nella vita privata.

Nata in Messico da padre libanese, uomo d’affari, e madre messicana, cantante lirica, Hayek cresce in un ambiente culturalmente ricco e attraversato da diverse influenze. Viaggia molto e, ancora giovane, comprende che la recitazione sarà la sua strada. In Messico comincia la sua carriera come protagonista della telenovela Teresa, ottenendo una grande popolarità. Successivamente arriva al cinema con El Callejón de los Milagros, per il quale riceve una candidatura al premio Ariel.
La svolta arriva, come per molte giovani attrici degli anni novanta, quando si trasferisce a Hollywood, nel 1991. Non è una scelta semplice: per un’attrice messicana significa entrare in un’industria nella quale le attrici latinoamericane sono spesso confinate a ruoli stereotipati. Hayek, però, riesce progressivamente a costruirsi uno spazio tutto suo.
La vera consacrazione arriva con Desperado di Robert Rodriguez, nel 1995. Da quel momento la sua presenza sul grande schermo diventa sempre più riconoscibile, e Rodriguez la adotta simbolicamente come attrice preferita, scegliendola in diverse occasioni: la vuole nuovamente in Four Rooms, Dal tramonto all’alba, The Faculty, Missione 3D – Game Over e C’era una volta in Messico. Ma è con Frida, diretto da Julie Taymor nel 2002, che Hayek raggiunge forse il punto più alto della sua carriera cinematografica.
Interpretare Frida Kahlo non significa infatti soltanto vestire i panni di una delle artiste più celebri del Novecento, ma cercare di portare sullo schermo una donna complessa, passionale, tormentata, capace di trasformare il dolore e il proprio corpo in materia artistica. L’interpretazione di Hayek viene acclamata dalla critica e le vale la candidatura all’Oscar come miglior attrice, oltre alle nomination ai Golden Globe, ai BAFTA e agli Screen Actors Guild Awards.


Ma c’è un aspetto di Frida che rende quell’esperienza ancora più significativa: Salma Hayek non è soltanto l’attrice protagonista, è anche una delle produttrici del film. Ed è qui che emerge una dimensione della sua carriera forse meno raccontata, ma fondamentale. Salma Hayek ha infatti costruito negli anni un importante percorso anche dietro la macchina da presa. Nel 1999 fonda Ventanarosa, la propria società di produzione, e comincia a occuparsi anche di tutto ciò che sta dietro la cinepresa, scegliendo quali storie portare sullo schermo e in che modo raccontarle. 
È una differenza sostanziale. Essere protagonista significa prestare il proprio talento a una storia; produrre significa invece partecipare alle decisioni, assumersi responsabilità creative e contribuire a determinare quale progetto arriverà al pubblico.


La sua attività di produttrice si sviluppa anche in televisione. Hayek è tra le produttrici esecutive di Ugly Betty, serie leggera e divertente che ottiene un grande successo negli Stati Uniti e che le permette di lavorare ancora una volta su una storia legata alla cultura latinoamericana. E non si ferma alla produzione. Nel 2003 dirige The Maldonado Miracle, film televisivo che le vale un Daytime Emmy Award per la regia.
Questo è un elemento importante per comprendere la sua parabola professionale: Salma Hayek ha fatto del cinema il suo mondo, abbracciandone diverse dimensioni e non fermandosi solo al ruolo di attrice, andando a fondo di quella che è a tutti gli effetti una disciplina complessa e ricca di sfaccettature. E a parer mio è la sua curiosità, legata alla comprensione della complessità del cinema, a renderla una brava attrice, oltre che produttrice. Il mio ruolo del cuore da lei interpretato è la regina de Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, in cui la Hayek appare come una donna consumata da un desiderio assoluto di maternità, disposta a tutto pur di avere un figlio. In quella parte Hayek riesce a essere contemporaneamente materna, inquietante, fragile e potentissima insieme, in un’umanità che si eleva a valore mitologico. 


Accanto al cinema, Salma Hayek applica la stessa serietà e curiosità d’animo alla vita personale. Da molti anni Hayek è infatti impegnata in campagne contro la violenza di genere e contro la discriminazione: ha sostenuto iniziative umanitarie, collaborato con l’UNICEF e preso pubblicamente posizione su temi legati ai diritti delle donne e delle comunità più vulnerabili. Nel 2005 ha testimoniato davanti al Comitato del Senato degli Stati Uniti a sostegno della Violence Against Women Act, mentre negli anni successivi ha sostenuto economicamente iniziative contro la violenza sulle donne in Messico e ha fatto parte del consiglio di amministrazione di V-Day, l’organizzazione fondata dalla drammaturga Eve Ensler.

Sul piano personale, dal 2009 è sposata con François-Henri Pinault, imprenditore francese e figura di primo piano dell’industria del lusso, a lungo alla guida di Kering e presidente del gruppo familiare Artémis. Un matrimonio che l’ha inevitabilmente collocata ancora più vicino a quel mondo internazionale fatto di moda, arte, collezionismo e grandi patrimoni. Ma anche in questo caso sarebbe troppo facile fermarsi al glamour. Perché l’impressione che lascia la parabola di Salma Hayek è quella di una donna che ha avuto certamente molto dalla vita – bellezza, talento, successo, notorietà, ricchezza – ma che ha scelto di non esaurire la propria esistenza nella celebrazione di tutto questo. Ha continuato a occuparsi di cinema e televisione, assumendo ruoli sempre più importanti anche dietro le quinte. Ha prodotto, diretto, scelto progetti, coltivato un rapporto profondo con l’arte. E ha utilizzato la propria visibilità per parlare di violenza sulle donne, discriminazione e diritti.


Accanto alla figura pubblica c’è una donna che ha usato la propria notorietà come una leva, esplorando diverse discipline e mettendo risorse e opportunità anche al servizio degli altri. Siamo felici quindi oggi di scrivere, in piena simpatia, buon sessantesimo compleanno, Salma.


[📷 IPA]

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