Sabato De Sarno è il nuovo direttore creativo di Icicle: l’Asia continua a guardare all’occidente

Di poco fa la notizia: Sabato De Sarno è stato nominato direttore creativo di Icicle, il marchio cinese di moda fondato a Shanghai nel 1997 e oggi al centro di un ambizioso progetto di espansione internazionale. Per l’ex direttore creativo di Gucci, che aveva lasciato la maison nel febbraio 2025 dopo solo due anni, si tratta del primo incarico di primo piano dopo l’esperienza nella maison di punta di Kering. De Sarno assumerà la responsabilità del prêt-à-porter uomo e donna, degli accessori e dell’occhialeria, con una prima collezione che lancerà nell’autunno 2027. Bénédicte Laloux, entrata nel team di design di Icicle a Parigi nel 2013 e direttrice artistica del womenswear dal 2019, rimarrà alla guida del design della collezione femminile destinata alle sfilate, lavorando sotto la direzione di De Sarno. Icicle non ha invece voluto commentare l’eventuale permanenza di Mark van Beek, direttore creativo dell’atelier uomo dall’ottobre 2025.

Fondata a Shanghai da Ye Shouzeng e dalla moglie Shawna Tao, Icicle è oggi il marchio di punta del gruppo ICCF, che comprende anche Carven, e conta oltre 200 negozi in Cina, tra cui sedi a Pechino e Shanghai. Il brand si è costruito una precisa identità intorno a un’estetica minimalista, all’utilizzo di materiali naturali e a una filosofia di moda legata al concetto di “natural way”: fibre naturali mantenute nei loro colori originali oppure tinte con pigmenti organici, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e alla durata dei prodotti. Non è, quindi, semplicemente un nuovo incarico per De Sarno. Icicle è un’azienda cinese ormai strutturata, con una forte presenza sul proprio mercato e una piattaforma industriale importante, che negli ultimi anni ha iniziato a costruire un’identità internazionale. Il debutto nel calendario ufficiale della Paris Fashion Week, l’espansione nel wholesale, le due boutique parigine e il punto vendita all’interno di Le Bon Marché fanno parte di questa strategia. E soprattutto, cinque mesi fa, è arrivato l’investimento di minoranza di Kering. L’operazione è stata annunciata durante il Capital Markets Day del gruppo a Firenze e rientra in House of Wonders, la nuova piattaforma di investimento lanciata nell’ambito del piano di rilancio di Kering guidato da Luca de Meo. L’obiettivo è individuare opportunità in nuove categorie e nei mercati emergenti del lusso.

La scelta di De Sarno appare quindi coerente con una strategia molto precisa: Icicle vuole diventare un brand globale, e per farlo sceglie un designer con una formazione profondamente radicata nella moda italiana e nelle grandi maison internazionali. “Da quando Icicle è stata fondata nel 1997, la nostra ambizione è sempre stata quella di riconnettere le persone con la natura attraverso una moda destinata a durare”, ha dichiarato Ye, amministratore delegato e cofondatore del marchio. come riporta WWD. “Crediamo che questa visione possa essere realizzata soltanto unendo talenti creativi provenienti da tutto il mondo con le profonde radici culturali di Icicle e con la sua forza industriale in Cina. L’arrivo di Sabato rappresenta un passo importante in questa direzione”. Lo stesso De Sarno sotto il suo post di instagram d’annuncio ha sottolineato l’affinità tra la propria visione e quella del brand: “Mi ha sempre affascinato il design al di là del prodotto finale, dalle origini delle materie prime fino all’artigianalità che dà loro forma. Sono stato attratto da Icicle dalla profonda affinità tra i suoi principi e la mia filosofia creativa”.

Il progetto internazionale di Icicle è già in fase avanzata. Il marchio sta valutando Londra e Milano per le prossime aperture e, secondo Louise Xu, executive president di ICCF Group e Icicle, circa il 90% del business deriva oggi dal prêt-à-porter, mentre esiste un “potenziale enorme” per borse, scarpe e accessori. Anche in Cina l’azienda continua a investire: a Hangzhou ha recentemente aperto un nuovo spazio accanto allo storico West Lake, con una boutique dedicata a Carven, mentre per il 2027 è previsto il lancio di Icicle Market, un nuovo concept store dedicato al lifestyle. La nomina di De Sarno è a parer mio particolarmente interessante se letta attraverso un movimento più ampio. Perché Icicle non è l’unico gruppo o marchio asiatico a rivolgersi negli ultimi anni a designer formatisi ai vertici della moda occidentale. È un altro segnale di un fenomeno che sta diventando sempre più evidente nel sistema moda: l’Asia sta guardando con crescente interesse alla creatività occidentale e sta iniziando ad arruolare alcuni dei suoi designer più affermati per costruire marchi con ambizioni globali. Il caso più recente e significativo di cui abbiamo parlato è senza dubbio quello di Francesco Risso, ex direttore creativo di Marni, nominato direttore creativo di GU, il marchio giapponese del gruppo Fast Retailing, proprietario di Uniqlo. Ma il fenomeno coinvolge anche altri grandi nomi: Kim Jones è entrato nel gruppo cinese Bosideng, Clare Waight Keller, dopo Givenchy, è diventata global creative director di Uniqlo, mentre Kris Van Assche, ex direttore artistico di Dior Homme e Berluti, ha collaborato con Anta, il colosso cinese dello sportswear.

Sono percorsi diversi, ma il movimento è lo stesso: il talento creativo occidentale sta iniziando a muoversi verso Oriente con una frequenza e una rilevanza che fino a pochi anni fa sarebbero state difficili da immaginare. Per decenni il rapporto è stato quasi unidirezionale: i grandi gruppi asiatici guardavano all’Europa per acquisire brand, heritage, know-how e designer, ma anche per ottenere quella legittimazione internazionale che sembrava indispensabile per trasformare un marchio locale in un nome globale. Tokyo, Shanghai, Seoul e gli altri grandi hub asiatici dispongono di mercati enormi, gruppi industriali potentissimi, filiere produttive integrate e una capacità distributiva che può offrire ai creativi una scala difficilmente replicabile. Allo stesso tempo, molti di questi gruppi hanno ormai raggiunto una maturità tale da non avere più bisogno di importare semplicemente un’estetica occidentale: cercano piuttosto talenti capaci di dare forma e riconoscibilità internazionale a identità nate in Asia. La vera domanda, a questo punto, non è soltanto se l’Asia riuscirà a costruire i propri grandi marchi internazionali, è se riuscirà anche a diventare uno dei nuovi centri globali della creatività fashion.


[📷 IPA]

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