Parigi durante la Fashion Week è una città nella città. Per nove giorni, dal 28 settembre al 6 ottobre, il ritmo della capitale francese cambia ancora una volta: tra appuntamenti, show, presentazioni e after party, la giornata sembra non avere mai davvero un inizio né una fine. Ma se è vero che la moda resta il centro di tutto, sarebbe un peccato attraversare Parigi limitandosi alle sue passerelle. Perché è spesso proprio tra un appuntamento e l’altro, davanti a un tavolo apparecchiato, al bancone di un bar o in una strada lontana dai circuiti più prevedibili, che si trova la parte più interessante della città.
Per chi arriva a Parigi con una valigia piena di look e un’agenda impossibile da incastrare, il primo consiglio è dunque quello di lasciare qualche spazio bianco. Anche solo per entrare da Léo et Violette in Rue Sainte-Anne, per scoprire il nuovo pop-up di Simkhai alle Galeries Lafayette o per passare da Casey/Casey in Rue de Solférino, dove l’idea di guardaroba si incontra con quella di atelier. Poco distante, Kassandre Paris occupa lo storico spazio legato a Madeleine Vionnet e mescola moda, arte e design in un indirizzo che sembra quasi una galleria, da visitare su appuntamento. Sono luoghi che raccontano una Parigi contemporanea e creativa, meno interessata alla logica della vetrina e più alla costruzione di un immaginario.
Anche scegliere dove dormire può diventare parte dell’esperienza. L’Hôtel des Peintres, a Pigalle, conserva l’atmosfera di una vecchia pensione ottocentesca e una storia legata agli artisti che hanno attraversato il quartiere; Lulu, invece, nasce dalla sensibilità della fashion editor Vanessa Scoffier e traduce brutalismo, minimalismo e modernismo in un ambiente intimo e ricercato, fatto di pezzi di design e dettagli quasi domestici. L’Experimental Marais porta il discorso in una direzione completamente diversa, con la sua estetica neo-gotica, le vetrate e gli archi teatrali firmati da Tristan Auer. E poi c’è Hôtel Massé, nel cuore del 9° arrondissement, un indirizzo più raccolto e minimale, perfetto per chi vuole restare immerso nell’atmosfera di Pigalle senza rinunciare a quella dimensione parigina fatta di piccole strade, bistrot e notti che finiscono tardi.
Quando arriva il momento di mangiare, Parigi offre naturalmente infinite possibilità, ma durante la Fashion Week vale la pena cercare indirizzi capaci di essere un’esperienza anche oltre il piatto. Alla Fondation Cartier, Anne-Sophie Pic porta la sua cucina in dialogo con l’arte e con l’architettura, mentre Seok, all’interno del Park Hyatt Paris-Vendôme, interpreta la cucina coreana attraverso la sensibilità dello chef Mingoo Kang. Doobie’s, nell’8° arrondissement, cambia pelle con il passare delle ore, diventando da ristorante un luogo dove proseguire la serata. E poi Nonno San, vicino al Pont-Neuf, dove l’incontro tra cucina italiana e giapponese costruisce un’idea di itameshi sofisticata ma mai troppo formale.
Per un aperitivo, invece, uno degli indirizzi da tenere a mente è Rojo, dove fermarsi per un drink prima di decidere come proseguire la serata. Café de la Poste resta una di quelle istituzioni informali del Marais dove è facile finire per un bicchiere senza averlo programmato, mentre Café du Canal, lungo il Canal Saint-Martin, ha quella naturalezza tutta parigina che invita a sedersi e osservare la città passare. Più recente e decisamente più notturno è Classique, nel 9° arrondissement, mentre Pigalle Country Club è l’indirizzo da segnare quando la Fashion Week richiede di spostarsi dalla cena al primo drink della notte senza fare troppi calcoli.
E se l’idea è davvero quella di continuare fino a tardi, Parigi offre indirizzi che non hanno bisogno di essere presentati come “fashion places” per esserlo, di fatto, diventati. Serpent à Plume, in Place des Vosges, è uno di questi: cocktail, musica e un’atmosfera che accompagna naturalmente verso la notte. Winona, in Rue des Trois Bornes, è invece una vineria e cocktail bar dal carattere più intimo, con un’estetica quasi boudoir, dove fermarsi per un bicchiere di vino o qualcosa da mangiare prima che la serata prenda un’altra direzione. Il luogo è già entrato nei circuiti della Fashion Week anche attraverso alcuni after party, rendendolo una di quelle nuove adresse che vale la pena conoscere prima che diventino semplicemente “le solite”.
Per chi non ha intenzione di chiudere la serata troppo presto, c’è poi M8, a Belleville. Una sala da biliardo dall’estetica volutamente poco costruita, con tavoli da gioco, birre e un’atmosfera molto più rilassata rispetto ai club della moda. È aperto fino a tardi e negli ultimi anni è diventato anche un punto di ritrovo per creativi, designer e persone del fashion system, tanto da ospitare eventi, after show e serate organizzate da alcuni brand. Il bello è proprio che non sembra essere nato per questo: si va al M8 per giocare a biliardo, bere qualcosa e continuare la notte senza che tutto debba necessariamente trasformarsi in un evento.
Per una serata più iconica, invece, c’è Le Grand Véfour, uno degli indirizzi storici della gastronomia parigina, legato anche a una delle storie d’amore più celebri della città: è qui che Napoleone avrebbe chiesto a Joséphine di sposarlo. Un luogo dove la storia di Parigi non è semplicemente sullo sfondo, ma è parte integrante dell’esperienza. E, per cambiare completamente prospettiva, L’Escale Bleue permette di sedersi con una vista privilegiata sulla Senna, in un contesto che sembra quasi sospeso rispetto al ritmo frenetico della Fashion Week.
Tra un appuntamento e l’altro, vale comunque la pena ricordarsi che Parigi non è soltanto una successione di ristoranti e bar. Alla Maison Européenne de la Photographie è possibile incontrare l’universo fotografico di Irving Penn, mentre le grandi esposizioni dedicate a Monet, Cézanne e Warhol offrono una parentesi culturale perfetta per chi ha bisogno di allontanarsi, almeno per qualche ora, dalla moda. Durante la Fashion Week, inoltre, alcuni showroom temporanei meritano una deviazione: tra questi il “Genius Apartment” di Keigan, pensato proprio per inserirsi nel particolare ecosistema creativo che invade Parigi in questi giorni.
E poi c’è la beauty scene, che a Parigi continua a essere una destinazione a sé. Moida porta nel cuore della città una selezione enorme di K-beauty, con decine di brand e centinaia di prodotti, mentre Memo Paris in Rue Cambon resta un indirizzo da visitare per chi ama il mondo della profumeria artistica. The Ordinary, con il suo primo flagship parigino nel Marais, rappresenta invece la versione più contemporanea e accessibile di questa ossessione francese per la cura della pelle.
Per chi cerca qualcosa da bere prima di una cena o di un after party, Bar Nomo trasforma un ex negozio di macelleria in un piccolo universo ispirato a Tokyo, tra cocktail, fiori e ingredienti come zenzero di Okinawa e shiso rosso. Minuit Express, invece, porta il tema del viaggio dentro un cocktail bar vicino alla Tour Eiffel, con un immaginario ispirato ai treni e alle stazioni d’altri tempi. In fondo, è proprio questo il bello di Parigi durante la Fashion Week: la possibilità di uscire dal percorso già tracciato, quello che collega una sfilata all’altra, e costruirsi una geografia personale della città. Una mattina può iniziare tra le vetrine delle Galeries Lafayette, continuare con una mostra, trasformarsi in un pranzo inatteso e finire davanti a un tavolo da biliardo al M8 o con un bicchiere di vino da Winona. Perché la Fashion Week, almeno a Parigi, non succede soltanto dentro le passerelle. Succede soprattutto tutto intorno.
[📷 Instagram: leoetviolette]