Anche a Monza, “Victory is Better When Shared”. All’Autodromo Nazionale è tempo di quelle giornate attese almeno una volta all’anno. Di velocità e di competizione. Di piloti da sogno e di condivisione di momenti indimenticabili. Sugli spalti, nel paddock, nei box, in pista, soprattutto. O sul podio. La Formula 1® d’altronde è tutto questo. Ma in quelle emozioni, soprattutto quelle finali, che coronano un weekend di fatiche e di lotte a suon di decimi, c’è un marchio che più di tutti ha un rapporto indissolubile con la massima competizione automobilistica: stiamo parlando di Moët & Chandon.



Il brand, fondato nel 1743, condivide con il mondo il suo eccezionale savoir-faire, con i suoi champagne inconfondibili. Anche su tutte le prestigiose piste di Formula 1®, ovviamente. Tra cui l’appuntamento per eccellenza del campionato, ovvero il Gran Premio di Monza, che in Italia ha portato le stelle della Formula 1® e soprattutto la voglia di condividere gioia e celebrazione. Possibilmente con una bottiglia di Moët & Chandon, che in poche parole è lo champagne ufficiale non solo della F1, ma anche della vittoria. Quello dei numeri 1 che sul podio, dopo le fatiche della gara, si lasciano andare a un festeggiamento liberatorio. Come Kimi Antonelli, che ieri, domenica 6 settembre 2026, ha regalato agli appassionati della Formula 1® e ai fan italiani una giornata indimenticabile, vincendo il GP di casa per la prima volta con un casco tricolore.




E anche di chi è in pista, non solo alla guida, ma a vedere le gesta dei fenomeni a bordo delle monoposto in griglia di partenza. Come gli ospiti dell’esclusiva zona hospitality all’interno del Race Club di Monza, dove Moët & Chandon ha creato una lounge esclusiva affacciata direttamente sulla griglia di partenza della gara, con diversi amici del brand, arrivati per assistere al gran premio più atteso e non solo. Anche per brindare, alle 17.43, orario non casuale visto l’anno di nascita del brand, con una straordinaria Champagne Pyramid, in cui i calici sono stati riempiti per celebrare la vittoria di Antonelli.
Un rapporto storico
E proprio rispetto a quel festeggiamento liberatorio di cui parlavamo prima, il brand di champagne ha qualcosa da dire. Perché si è reso protagonista tra i protagonisti nella storia del campionato automobilistico più importante e amato del mondo. Da lungo tempo, oramai. Fin dal 1950, anno in cui al Reims Grand Prix, Frédéric Chandon de Briailles offrì spontaneamente una bottiglia al vincitore della corsa. Da quel gesto nacque un rituale senza tempo: la Celebratory Jeroboam, simbolo di vittoria, emozione collettiva e celebrazione duratura, omaggio ai campioni di ieri e di oggi. Nel cuore delle storiche cantine della Maison a Épernay, alcune gallerie custodiscono una rara e preziosa riserva di Jeroboam, ciascuna destinata alla Formula 1. Nel silenzio di questi luoghi carichi di storia, le bottiglie attendono il loro momento trionfale. Una volta giunte sul circuito del Grand Prix, vengono firmate dai vincitori della gara e condivise con i team sul podio, dando vita a un’esplosione di gioia e celebrazione. Ogni bottiglia racchiude decenni di storia, le firme di generazioni di campioni e la memoria di innumerevoli vittorie, di imprese indimenticabili e dell’energia elettrizzante dei campioni celebrati insieme.



Un rapporto duraturo che è tornato recentemente a coronare di nuovo il momento della vittoria, visto che anche nel 2026 Moët & Chandon continua ad accompagnare piloti e team in ogni fase del rituale post-gara, trasformando la vittoria in un’emozione profonda e in un ricordo condiviso. Replicando un gesto tanto iconico quanto accidentale: lo Champagne Spray. Un rito che compie 60 anni e che risale alla 24 Ore di Le Mans del 1966, una gara destinata a cambiare per sempre il modo di celebrare la vittoria. Mentre tre vetture Ford conducevano la gara nella sua ultima ora, Henry Ford II ruppe con la tradizione. Invece della consueta bottiglia, chiese una Jeroboam di Moët & Chandon, dichiarando che, quando l’America vince, celebra con tre litri di champagne. Bruce McLaren e Chris Amon furono i primi a sollevare la grande bottiglia sul podio.
Lo champagne spray compie 60 anni
Poi arrivò il momento che nessuno aveva previsto. Durante la cerimonia di premiazione, la Jeroboam consegnata a Jo Siffert e Colin Davis, vincitori della categoria 2 litri, era stata agitata troppo vigorosamente. Il tappo saltò, liberando una pioggia di champagne sul podio. Un incidente spontaneo si trasformò in un gesto indimenticabile. Un incidente che si replicò l’anno successivo alla stessa gara, nel 1967, e che arrivò in Formula 1® nel 1969 grazie a Sir Jackie Stewart durante il podio dopo il Gran Premio di Francia. Diventando un rituale che ha permeato nel linguaggio del campionato e che tuttora è un momento topico delle celebrazioni dopo i Gran Premi. Da Niki Lauda e James Hunt ad Ayrton Senna, Alain Prost, Michael Schumacher, Lewis Hamilton, Max Verstappen, Charles Leclerc, Lando Norris, fino a Kimi Antonelli e molti altri, ogni campione ha portato la propria personalità nel rituale dello champagne spray. Oggi, rimane una delle immagini più riconoscibili della Formula 1®, capace di racchiudere eccellenza, emozione e momenti indimenticabili. Sessant’anni dopo, lo champagne spray continua a dire tutto: la vittoria è più bella quando è condivisa. Soprattutto con Moët & Chandon.




