Luca Guadagnino: la moda oltre il cinema del regista più chiacchierato del momento

Il cinema italiano ha sempre avuto un rapporto particolarmente affine alla moda; se pensiamo ai grandi maestri di Cinecittà, da Fellini a Visconti, passando per Pasolini e Bertolucci, non possiamo negare una ricerca squisita ed esclusiva dei costumi di scena, curati nei minimi dettagli, grandiosi, maestosi, capolavori indimenticabili. Un connubio imprescindibile che da anni però sembra aver avuto una forte battuta d’arresto; sarà la mancanza di fondi, i tagli che la produzione è costretta a fare per rientrare nei budget, o forse la mancanza di maestranze che decide sempre più di prestare la propria creatività a produzioni estere, fatto sta che negli ultimi anni il cinema di casa nostra sembra aver dimenticato quella connaturata ed intrinseca relazione con una delle grandi forze del Made In Italy, la moda. Un discorso che vale per tutti, tranne che per uno: Luca Guadagnino.

Il rapporto tra la moda e uno dei registi più premiati e chiacchierati del cinema italiano affonda le sue radici proprio negli esordi di Guadagnino, dato che già nel 2005 lo vediamo dietro la macchina da presa per Fendi, con il cortometraggio “The First Sun” realizzato per la collezione SS06. Ma le collabs tra il regista e i brand non finiscono qui: Armani, Cartier, Ferragamo e non in ultimo quella del 2019 con Valentino, si può dire che la moda abbia sempre avuto un ruolo fondamentale nella sua produzione, anche nei suoi film stessi. Un esteta a tutto tondo, Guadagnino si è fatto notare sin da subito non solo per le sceneggiature dei suoi film ma anche per la scelta delle location, i dettagli, e i costumi. Indimenticabile la sua esplorazione di una certa estetica borghese che ritroviamo nella sua Trilogia del Desiderio, che include “Io sono l’amore”, “A Bigger Splash” e “Call me by your name” che l’ha definitivamente consacrato alla notorietà internazionale. Sullo sfondo di una Villa Necchi Campiglio sofisticata eppure essenziale, Io sono l’amore rievoca gli immaginari di una certa upper class milanese, colta e distaccata, dove una perfetta Tilda Swinton in tutta la sua algida bellezza, esplora i meandri più reconditi delle emozioni in total look Jil Sander SS08, disegnate da Raf Simons, ai tempi direttore creativo del marchio. Insieme ai gioielli di Damiani e a prezzi di archivio di Fendi, la costumista del film Antonella Cannarozzi riuscì ad esprimere abilmente il tipico gusto da sciura “ladylike” ma in una chiave minimale, fatta di pochi pezzi in colori brillanti e quasi grafici.

In a “Bigger Splash” si rinnova la collaborazione con due muse del cinema di Guadagnino, Tilda Swinton e Raf Simons, ai tempi direttore creativo di Dior, che firma i costumi del film, curati dalla costumista Giulia Piersanti. Il film è ambientato nella suggestiva cornice delle isole siciliane, dove Swinton interpreta una rockstar in vacanza. Se i look sul palco si ispirano a David Bowie, quelli per le scene di vita privata si ispirano ancora una volta ai codici borghesi, questa volta degli anni ’50. Infine, nell’iconico Chiamami col tuo nome, le ispirazioni per i look di Timothee Chalamet e il resto del cast ci riportano agli anni ’80, di un’Italia che non esiste più, borghese ma al tempo stesso spensierata, con polo Lacoste e vintage Chanel. Nella serie We Are “Who We Are”, la moda ha un ruolo fondamentale in quanto Guadagnino sceglie di esplorare i codici della contemporaneità e delle sub-cultures giovanili, tra genderless e influenze urbane. Ancora una volta è la costumista Piersanti ad occuparsi dei look e si affida ancora una volta a Raf Simons, che offrì pezzi del suo archivio e capi di Comme des Garçons, Yohji Yamamoto, Human Made e Kapital ma anche pezzi di Celine, Rick Owens, Vetements e Saint Laurent oltre che a streetwear brand come Noah, Aries, Stussy, Cactus Plant Flea Market.

Se nei suoi capolavori dark “Suspiria” e “Bones and All” le ispirazioni fashion seguono rispettivamente la moda sovietica della Berlino ai tempi del muro e i drappeggi Madame Gres e l’estetica grunge californiana, con “Challengers” il regista sancisce un importante collaborazione con Jonathan Anderson, fomentando il marketing del film anche e soprattutto grazie all’hype delle scelte costumistiche: il “tennis core” dei look di Zendaya e Josh O’Connor si traduce dai look più sportivi e a tratti “adolescenziali” dell’inizio del film, ma anche quelle più sofisticate e da Power Woman, indossati dalla protagonista con la sua maturazione. La t-shirt “I Told Ya” di Loewe indossata nel film è già storia ed è richiestissima sull’e-commerce del brand.

«Quando sento le parole estetica e stile riferite a me sono a disagio, non cerco una bella immagine, uno scatto su Instagram, ma la realtà» ha dichiarato Luca Guadagnino a MFFashion, tuttavia la potenza evocativa della fotografia dei suoi film è innegabile. Al momento il regista è in lavorazione al film Queer con Daniel Craig, e anche questa volta si servirà della collaborazione con Jonathan Anderson, definendolo entrambi, regista e designer, come uno dei progetti più importanti della loro carriera.

[📷PA Wire, PA Images / IPA]

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