Le Interferenze di Alessandro Michele: la campagna di Valentino alla Centrale Montemartini di Roma

Una forma non esiste mai da sola, ma nasce sempre dall’incontro tra immagini diverse, in quella che potremmo definire una naturale relazione tra forze differenti, siano esse in contrasto o in perfetta congiunzione tra loro. Alessandro Michele, sin dagli esordi della sua carriera, ha sempre puntato su questa mescolanza necessaria e salvifica di elementi: non esiste una verticalità, ma ogni spunto, ispirazione, guizzo creativo è il frutto di un incontro tra molteplicità. Se non c’è tensione, non può esistere lirismo; se non c’è un ostacolo, non può esserci lo spettacolo. E non è un caso che la presenza dell’ostacolo costituisca uno dei fondamenti del teatro: è infatti ciò che genera il conflitto e, di conseguenza, mette in moto l’azione drammatica.

E senza dubbio non si risparmia in “dramma” la nuova campagna FW26 di Valentino, firmata dalla direzione creativa di Alessandro Michele e affidata allo sguardo cinematografico del fotografo Glen Luchford. Interferenze, questo il nome della campagna, si snoda proprio attorno a questo delicato, complesso e affascinantissimo equilibrio tra forze e ispirazioni diverse e complementari, dove l’armonia non nasce da una visione unanime del tutto, ma dalle naturali contraddizioni che incontriamo negli spazi architettonici, nella natura e nell’umanità tutta. La scelta della Centrale Montemartini, a Roma, come location della campagna, dunque, non deve sorprendere: è l’esplicazione perfetta di questo approccio alla vita e alla creatività, che per certi versi potremmo definire inevitabile.

Come espresso dallo stesso Alessandro Michele in una lettera, la Centrale Montemartini si distingue proprio per la sua natura ibrida, sospesa tra statuaria classica e archeologia industriale, costituendo il principio generativo della campagna. Sorta nei primi anni del Novecento sulla riva sinistra del Tevere, la centrale fu il primo impianto pubblico di Roma destinato alla produzione di energia elettrica, prima di essere dismessa e riconvertita, nel 1997, in sede museale per una parte delle collezioni dei Musei Capitolini. Le immagini non utilizzano questo luogo come semplice sfondo: ne prolungano la logica. La Centrale Montemartini diventa così il teatro di un’immaginazione impossibile, uno spazio nel quale elementi che normalmente appartengono a mondi incompatibili cessano di escludersi e iniziano a convivere, aprendo nuove possibilità di racconto.

«La Centrale Montemartini è, infatti, un luogo metafisico, una terra di mezzo in cui l’età degli dei e quella delle macchine, il mito e il progresso, la memoria e l’invenzione cessano di appartenere a temporalità separate. Qui la bellezza classica delle statue romane dialoga con l’imponente monumentalità di turbine e caldaie che hanno alimentato la modernità industriale. Frammenti di un’eternità pagana affiorano tra le cattedrali della tecnica, in uno spazio che sfugge a ogni classificazione. Più che un museo, la Centrale Montemartini appare come uno spazio alchemico nel quale il contagio tra mondi diversi viene continuamente messo in scena. Da questo incontro scaturisce una trasmutazione che non investe i singoli elementi, ma il campo di forze che si genera tra di essi. Prende così forma qualcosa di ulteriore, irriducibile alla semplice somma delle parti», ha scritto lo stilista e direttore creativo di Valentino.

La campagna Interferenze prolunga questo principio sul piano dell’immagine attraverso una costruzione visiva che richiama il linguaggio cinematografico: contrastata ma soffusa, impattante e teatrale, oscura e luminosa al tempo stesso. La luce attraversa lo spazio per improvvisi squarci, lasciando affiorare porzioni di corpi, profili di marmo e gigantesche ossature metalliche. La leggerezza degli abiti incontra la gravità dell’acciaio, mentre i gesti dei corpi sembrano prolungare quelli scolpiti nella pietra. Tensione e bellezza, perché l’una non esclude l’altra.

[📷 Courtesy of Valentino]

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