Ormai è tutto una special edition. Ma lo capiamo. Le scuderie di Formula 1 riescono ad attirare milioni e milioni di fan da tutto il mondo, motivo per cui, con quest’esposizione, l’occasione per liberare la fantasia è ghiotta. GP dopo GP, c’è l’imbarazzo della scelta sugli omaggi e sui nuovi design di piloti e squadre in gara. Soprattutto nei caschi.
Un esempio? Vabbè, scontato: Ayrton Senna. Il pilota brasiliano è qualcosa che trascende dallo sport e dai motori. E in molti ancora oggi sono legati al suo immaginario, in cui il casco era un elemento centrale. Calotta gialla, a significare la giovinezza, con strisce blu e verdi associate al movimento e all’aggressività e ispirate anche ai colori del Brasile. Quella in cui era il numero 1. Ma altri fenomeni delle quattro ruote hanno lasciato la loro firma nella storia con i loro caschi.
Le stelle sulla testa del casco di Michael Schumacher in Ferrari brillano ancora luminose, e sono finite recentemente anche su quello di Leclerc per il GP di Monza 2026, proprio come omaggio al 7 volte iridato. Lo stesso Leclerc che ci ha abituato a diverse special edition, tra cui quelle ricorrenti al suo GP di casa, a Montecarlo, dove nel 2026 si è presentato in versione total white con inserti eleganti rossi, a simboleggiare proprio la bandiera del suo Paese. A brillare è anche Hamilton, che nel GP di Las Vegas del 2025 ha omaggiato la City of Lights con un casco ricoperto di glitter argentati. Kimi Antonelli, invece, per questo GP di Monza ha omaggiato un certo Valentino Rossi, “mettendosi” la bandiera italiana in testa.
Un elemento di importanza centrale, sia per la sicurezza sia per l’identità iconografica. Perché i caschi hanno elevato personaggi all’immortalità. Celebre è anche quello di Niki Lauda, essenziale e significativo, con il suo nome che campeggiava ai lati. Abitudine ricorrente negli anni ’70 e ’80, celebre anche per James Hunt, che puntò sul nero con strisce orizzontali blu, gialle e rosse. O anche per l’indimenticato François Cevert, il cui casco è ancora ricordato come uno dei più belli. C’è sempre stato patriottismo sui caschi. Anche in Nigel Mansell, con un design ispirato alla bandiera della Gran Bretagna, o in Fernando Alonso, dove l’azzurro della sua Renault, con cui è diventato due volte campione del mondo, si mischiava alla bandiera della Spagna. Ma c’è anche fantasia e stile. Jacques Villeneuve aveva una V, iniziale del suo cognome, rosa tra il blu della calotta e il giallo, verde e rosso della mentoniera, pare un omaggio alla maglia che indossava spesso la madre ai GP. Jackie Stewart invece scelse un inconfondibile tartan su sfondo bianco, in omaggio alle sue origini scozzesi.
Perché anche i caschi sono un’arte. Ma soprattutto sono il volto di un pilota mentre sfreccia a tutta velocità in pista.
[📸 @snapiximage; Getty Images; IPA; Instagram: kimi.antonelli, drudi_performance, lewishamilton]