Cambridge elimina “anglosassone” dal titolo della sua rivista: è un termine usato dai suprematisti bianchi negli USA

Un cambio epocale. È quello che l’Università di Cambridge ha annunciato da poco, visto che il titolo della sua storica rivista “Anglo-Saxon England journal” è cambiato in “Early Medieval England and its Neighbours”. Il motivo? Il cambiamento, per l’Università, rappresenterebbe «la natura internazionale, interdisciplinare e in rapida evoluzione della ricerca in questo campo», si legge sul Telegraph. Il problema, secondo quanto si legge sul quotidiano, è nella parola “anglosassone”, che negli Stati Uniti ha un utilizzo diverso da parte di alcuni. I suprematisti bianchi, infatti, lo usano per descrivere i bianchi di origine britannica.

Sarebbe questo il motivo secondo Dominic Sandbrook, autore e storico interpellato dal Telegraph, che ha affermato come l’università stia assecondando una «manciata di pazzi americani” con questo cambiamento. La volontà di Cambridge di rendere antirazzista l’insegnamento, già si è visto negli ultimi anni, come quando nel 2023 uscì fuori la notizia secondo cui agli studenti dell’università veniva insegnato che gli anglosassoni «non esistevano come gruppo etnico distinto come parte degli sforzi per indebolire i “miti del nazionalismo”», si legge sempre sul Telegraph. Ma oltre a Sandbrook, sono molti altri gli studiosi ed esperti che si oppongono a questa novità.

David Abulafia, professore emerito di Storia all’Università di Cambridge, ad esempio, ha dichiarato sempre al quotidiano britannico: «La rivista dovrebbe esaltarsi della sua illustre reputazione piuttosto che cercare di reinventarsi con un nuovo nome blando dettato da una moda passeggera di eliminare il termine anglosassone». Tuttavia c’è anche chi ritiene che il cambiamento non sia scorretto. Come Howard Williams, professore di Archeologia all’Università di Chester, che sostiene come il termine “anglosassone” rimanga utile dal punto di vista storico e archeologico. Williams dice di aver compreso la rabbia per il cambio di nome, ma che in realtà aveva senso dal punto di vista accademico. «Devo dire che è sempre stata una rivista interdisciplinare e il nome non è mai stato del tutto adatto. È un nome molto ristretto».

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